Io mi sto ancora rotolando... Si ringraziano vivamente i geni del male che l'hanno ideato e i loro divulgatori su tumbrl.
* anzi, qualcuna ce l'avrei: va bene che i numeri non c'erano lo stesso, ma appunto per questo, levare dai cojoni la Binetti insieme ai teodem non farebbe un centesimo di euro di danno. Au contraire...
(si ringraziano vivamente loro due)
Quello che segue è il testo dell’intervento di Giacomo Matteotti pronunciato alla Camera il 10 marzo 1921 sulle violenze fasciste nel Polesine. Due giorni dopo il deputato socialista subì la prima di una lunga serie di aggressioni squadriste fino al rapimento e all’assassinio avvenuto il 10 giugno 1924.
Nel cuore della notte, mentre i galantuomini sono nelle loro case a dormire, arrivano i camion di fascisti nei paeselli, nelle campagne, nelle frazioni composte da poche centinaia di abitanti, arrivano accompagnati naturalmente dai capi della Agraria locale, sempre guidati da essi, poiché altrimenti non sarebbe possibile conoscere nell’oscurità in mezzo alla campagna sperduta la casetta del capolega o il piccolo miserello ufficio di collocamento.
Si presentano davanti a una casetta e si sente l’ordine: circondate la casa. Sono venti, sono cento persone armate di fucili e di rivoltelle. Si chiama il capolega e gli si intima di discendere. Se il capolega non discende gli si dice: se non scendi ti bruciamo la casa, tua moglie, i tuoi figlioli. Il capolega discende, se apre la porta lo pigliano, lo legano, lo portano sui camion, gli fanno passare le torture più inenarrabili, fingendo di ammazzarlo, di annegarlo, poi lo abbandonano in mezzo alla campagna, nudo, legato ad un albero! Se il capolega è un uomo di fegato e non apre e adopera le armi per la sua difesa, allora è l’assassinio immediato che si consuma nel cuore della notte, cento contro uno. Questo è il sistema nel Polesine.
A Salara (i fatti sono consacrati tutti negli stessi rapporti all’autorità) a Salara un disgraziato operaio di notte sente bussare alla porta. Chi è? domanda. Amici! gli si risponde. Apre e si accorge di aver davanti una banda di armati. Tenta di rinchiudere la porta; ma glielo impediscono con un piede, e attraverso la fessura venti colpi di fucile e di rivoltella lo distendono cadavere.
A Pettorazza il capolega sente battere alla sua casa di notte, sempre di notte. Gli si dice che è la forza pubblica. Il disgraziato crede, apre. Lo prendono, lo legano, lo bastonano, lo trascinano per tutta la provincia di Padova, esponendolo al ludibrio di tutti, fino a che lo abbandonano in mezzo a una strada. Quel disgraziato ritorna a casa, denuncia il fatto, e il brigadiere dei carabinieri lo arresta!
A Pincara, piccolo paese in mezzo alla campagna, a mezzanotte arriva il camion davanti all’ufficio di collocamento, una miserabile bicocca, una stanzetta. Non c’è nessuno dentro, ma per assicurarsene i fascisti sparano a mitragli, di cui si riscontrano tracce sul muro. Non c’è nessuno; allora fuori la benzina, e si brucia tutto.
Poi vanno alla casa del sindaco, sempre dopo mezzanotte, non lo trovano per puro caso. La moglie è all’ospedale, la figlioletta dice: mio padre non c’è. Non ci credono, lo vanno ricercando nei piccoli ripostigli, non lo trovano.
Ma intanto una vittima la vogliono, e vanno più in là, nella campagna deserta, alla casa del capolega che dorme. Circondano la casa. Duecento colpi di moschetto e di revolver punteggiano i muri della casupola da ogni lato. Il disgraziato scende e difende col petto l’ingresso della sua casa; 50 colpi crivellano la porta ed egli è ucciso nella sua casa. (Commenti!). Quando il disgraziato difensore della casa è caduto con due colpi dentro il petto, dietro la porta che difendeva, e la moglie lo sorregge fra le braccia, entrano (io sono stato a vedere la casa e ne ho riportata un impressione tremenda), entrano dentro inveendo, s’assicurano che il morto sia veramente morto e scuotono violentemente il figlioletto, che colle sue grida denunziava sulla strada nella notte l’assassinio del padre.
Egli ne porta sulle braccia ancora il segno malvagio! (Commenti!).
Ad Adria, pochi giorni or sono, è avvenuto un incidente fra un fascista ed un facchino. Il facchino fu ucciso dal fascista.
Sarebbe dovuto bastare. Ma invece nella notte seguente arrivano ancora i camion, perché i fascisti non erano paghi di aver ammazzato un uomo solo. E vanno dopo l’una di notte alla casa del segretario della sezione socialista, lo prendono, lo legano, lo portano sull’Adige, fingono di immergerlo nel fiume o di legarlo coi piedi dietro il camion, e poi lo abbandonano legato a un palo telegrafico in provincia di Padova! E il Corriere del Polesine , l’organo degli agrari, ha il coraggio di far l’esaltazione di questo fatto selvaggio e vergognoso!
Poi, sempre nella stessa notte, mentre, naturalmente, i carabinieri dormono (poiché la sottoprefettura era stata preavvisata nella giornata di spedizione fascista e quind la consegna era di russare), mentre i carabinieri dormono, la stessa banda armata si presenta alla casa del presidente della Depurazione provinciale di Rovigo.
Battono alla porta di casa. Chi è? La forza, rispondono. Perché, avviene anche che molti della masnada sono vestiti in divisa, quando anche alle loro gesta non partecipano, come a Lendinara, tenenti del regio esercito addetto alla requisizione. Battono, dunque, dicendo che è la forza pubblica.
Nelle disgraziate campagne del Polesine ormai si sa che quando si batte alla porta di casa, e si dice che è la forza pubblica, è la condanna a morte. (Commenti!). Quindi alla casa del presidente della Depurazione non si apre. Tentano di forzare la porta, non riescono , saltano dal poggiuolo, lo forzano.
Il disgraziato vuole difendersi con la rivoltella, ma la moglie e la madre lo dissuadono, lo inducono a fuggire.
I colpi di rivoltella lo inseguono quasi nudo per strada.
Egli va alla caserma dei carabinieri, ma essi tardano un’ora ad andare, perché i carabinieri non ci sono per metter in galera i delinquenti, che vanno ad assalire le case di notte. E intanto la masnada penetra nella casa: prende le donne, la moglie, la madre del disgraziato e colla rivoltella in pugno vogliono che indicano dove è nascosto.
E continua così la storia; ma nessuno viene, nessuno è scoperto, nessuno sa chi siano i delinquenti.
Nella stessa via, una viuzza di Adria, abitano gli agenti investigativi: tutta la strada è a rumore, tutti gridano per quello che sta avvenendo; ma gli agenti investigativi non sentono nulla e non si fanno vedere. (Commenti) - (Apostrofi dell’estrema sinistra verso il banco del Governo).
Notte per notte, giorno per giorno, sono cos’ incendi ed assassini che si commettono. Leggo oggi sul Corriere del Polesine, l’organo degli agrari, che la Casa del popolo di Gavello è stata bruciata; e non si dice nemmeno il perché; perché da parte nostra per lo meno da parte dei nostri organismi responsabili, non vi è stata mai nessuna provocazione. L’ordine della Camera del lavoro è di non fare nessuna provocazione. L’ordine p: di restate nelle vostre case: non rispondere alle provocazioni. Anche il silenzio, anche la viltà sono talvolta eroici. Questo è l’ordine; ma, malgrado questo, si bruciano le Case del popolo. E allora non è più lotta politica, non è più protesta, non è più reazione.
Qui si tratta di un assalto, di una organizzazione di brigantaggio. Non è più lotta politica; è barbarie; è medioevo. Dobbiamo noi combattere la lotta politica in questa maniera? Siamo anche noi autorizzati a metterci su questo terreno? Ma vi levaste allora almeno di mezzo, voi del Governo e ci lasciaste combattere con dignità e parità di condizioni. E noi sapremo mettere a posto i briganti. Il vostro intervento a favore dei briganti.
Ricordate: gli anni scorsi, ed anche quest’anno, quando l’Emilia era in fiamme per la lotta economica, la provincia di Rovigo taceva. Quando nello stesso Veneto, nella provincia di Padova, che per anni non si era mai mossa, succedevano episodi di violenza contro gli agrari verso cui si agiva violentemente per obbligarli a firmare, la provincia di Rovigo taceva. Vi furono mesi di discussioni, 3 mesi di lotta agraria, 3 mesi di sciopero, ma con incidenti minimi, trascurabili. Se avvennero, furono episodi di violenza improvvisi, imprevisti, di folle incoscienti.
Ma da parte nostra è venuta allora sempre la deplorazione, la sconfessione. Oggi invece dalla parte avversaria vi è la glorificazione dell’assassinio. Questa è la differenza! Vi sono stati, anche da parte dei nostri atti di follia. Un atto di violenza fu commesso a danno di un cattolico partigiano dell’onorevole Merlin. Ebbene, noi lo abbiamo deplorato, lo abbiamo condannato. Non abbiamo mai fatta l’apologia di coloro che avevano commesso questi atti. E oggi l’assassinio premeditato e organizzato è la ricompensa di quel nostro atteggiamento. Nel Polesine sono sempre state sconosciute le taglie che sono state ricordate alla Camera. I boicottaggi si contano sulle dita: e sempre nei paesi ultimi organizzati, e meno bene organizzati. Ma lo può riconoscere l’onorevole Merlin, dove sono avvenuti, noi ci siamo interessati di farli cessare.
Non disconosciamo dunque che errori siano stati commessi dalle nostre folle, erano da troppo poco tempo educate e venivano dalla guerra. Ma ci siamo sempre interposti e abbiamo sempre cercato di educarle.
Nel Polesine non vi furono offese al patriottismo. I nostri contadini non hanno disertato, non hanno avuto bisogno dei decreti di amnistia… I nostri contadini sono andati tutti al fronte, hanno combattuto, sono morti, son tornati mutilati e feriti. Se qualcuno si è imboscato, se qualcuno non ha combattuto, questi appartiene agli agrari che in massa hanno ottenuto l’esonero. (Applausi all’estrema sinistra). E gli agrari del Polesine non sono stati mai patrioti, neanche durante la guerra, perché nei conversari loro erano più contrari alla guerra che non lo fossimo noi socialisti. E allora perché tutto questo? Il perché c’è e lo ha confessato lo stesso onorevole Corradini: è la lotta agraria. Il 28 febbraio scadevano i vecchi patti.
Le nostre organizzazioni proposero che si continuassero i vecchi patti fino alla ripresa delle trattative. Gli agrari non vollero accettare. Essi volevano rompere i patti perché volevano rompere le organizzazioni proletarie. E hanno affermato pubblicamente che per rompere le organizzazioni non disdegneranno, se occorrerà di abbandonare le terre, di lasciarle perfettamente incolte. Hanno detto che non faranno le semine per non compromettere le loro borse. (Commenti all’estrema sinistra - Vivaci apostrofi).
Gli agrari minacciano così l’abbandono delle terre, delle culture, se i contadini non accettano di abbandonare la mano d’opera in balia dei padroni stroncando i loro uffici di collocamento. Essenzialmente a questo si mira, perché non si fanno questioni di salario, ma si pone in questione soltanto l’esistenza delle organizzazioni proletarie. E del resto l’onorevole Corradini lo ha riconosciuto.
Si è giunti perfino a questo: che mentre i patti liberamente sottoscritti per le valli giungevano fino al 29 agosto di quest’anno, gli agrari li hanno stracciati e hanno mandato a casa i lavoratori. Lo stesso sottosegretario di Stato all’interno l’ha detto e deplorato poco fa. Ora per l’assassinio di Salara sono stati arrestati i figli degli agrari locali, ma soltanto perché si è trovato una volta tanto un ufficiale che ha fatto il suo dovere. chi conduce le bande a Lendinara? Gli agrari. A chi appartengono i camion per le spedizioni? Agli agrari. Nessun camion, onorevole Corradini, è stato dalla forza pubblica arrestato nel Polesine.
Eppure i camion che circolano armati si sa quali sono, appartengono agli agrari, alle bonifiche, agli industriali, quando non sono quelli stessi della Commissione di requisizione cereali. Le organizzazioni degli agrari sono divenute organizzazioni di delinquenza.
Quando voi avete ordinata la consegna delle armi, camion pieni di armi sono giunti dal Ferrarese e le armi sono state depositate nelle case degli agrari. E quando una volta si minacciarono dai fascisti disordini contro il municipio di Ficarolo e ci fu eccezionalmente un agente dell’ordine che avvertì il campo degli agrari che egli ne sarebbe stato responsabile quel giorno nulla avvenne, perché quando le autorità vogliono, ottengono, quando vogliono, conoscono i capi agrari della delinquenza organizzata.
Il Governo telegrafa, è vero, il prefetto fa telegrammi, circolari, è vero, ma tutto questo che vale? Quando il tenente della requisizione cereali di Lendinara si fa guida di spedizione, e l’autorità di sicurezza lo riconosce a capo di quelli che sparano sulle piazze, quel tenente per due giorni è messo a disposizione dell’autorità militare di Rovigo; ma il terzo giorno è restituito alle sue funzioni nella Commissione di cereali. (Commenti).
Un altro tenente dei carabinieri, che finge di contenere le spedizioni facinorose, è un noto amico di organizzatori fascisti e fu udito prendere accordi con loro dentro i locali di un pubblico ufficio. Il comandante dei carabinieri agisce spesso a rovescio delle istruzioni prefettizie.
Il brigadiere di Pincara, ove è stato compiuto l’assassinio durante la notte, mangia, beve, canta e spara insieme ai fascisti.
A Loreo i fascisti su di una strada, assaltarono un povero disgraziato, lo picchiarono e poi si presentarono al comando dei carabinieri dichiarando di avergli sequestrata una rivoltella. I carabinieri, invece di arrestare coloro che lo avevano picchiato e assalito e perquisito, sotituendosi se mai alla pubblica autorità, arrestarono lo stesso disgraziato e insultato. Sono metodi e sistemi che hanno perfino meravigliato l’autorità politica.
PRESIDENTE: Onorevole Matteotti, la prego di concludere!
MATTEOTTI: Ho detto che il sottoprefetto era preavvisato della presenza dei fascisti in Adria, e la notte in cui andarono a prendere nella sua casa il presidente della Deputazione provinciale, i carabinieri perciò appunto dormivano profondamente, e non udirono nulla, mentre per due o tre ore in città si udirono spari, inseguimenti, rumori. Nessun carabiniere apparve se non alle 4,40 del mattino, quando, come nell’episodio dei Maestri cantori, i ladri o gli assassini erano scappati, la luna sorgeva e tutto era ritornato alla tranquillità.
Fino a qui si arriva, che mentre lo chauffeur che ha condotto l’automobile assassina di Pincara ha deposto e indicato persone; mentre è noto chei montava l’automobile, chi la pagò, chi andò a compiere l’assassinio, il procuratore del Re, ancora dopo parecchi giorni, mi dichiarava che non sapeva nulla, e che egli non ha l’abitudine di leggere i giornali! (Commenti).
Qui non si tratta di fatti singoli, di piccola polizia. Voi avete detto di aver preso delle misure che non sono state osservate. Ma qui si tratta piuttosto di riconoscere una organizzazione, una associazione a delinquere, la quale si vanta nei giornali, con manifesti vistati dalle vostre autorità, che minacciano di morte determinate persone, di organizzare queste spedizioni e queste rappresaglie. È una organizzazione a delinquere conosciuta nei suoi centri, nelle sue persone, nei suoi mezzi, nei suoi capi, uno per uno, e voi la lasciate intatta.
Se avviene mai che qualche avversario sia bastonato, allora sono arrestati i capilega, il sindaco, gli assessori, tutti i nostri di quel comune, se vi siano o no indizi di colpabilità. Ma da parte opposta nulla; anzi spesso la glorificazione, l’apologia dell’assassinio o dell’incendio. Ecco perché, onorevoli colleghi, la stampa tace sugli avvenimenti della provincia di Rovigo. Ma allora, che cosa ci resta a fare? Noi continuiamo da mesi e mesi a dire nelle nostre adunanze che non bisogna accettare provocazioni, che anche la viltà è un dovere, un atto di eroismo. Ma abbiamo continuato a predicare per troppi mesi, o signori del Governo, invano; non ci sentiamo, e non possiamo più dire ai nostri che la disciplina può segnare la loro morte, non possiamo più oltre ordinare che si lasciano uccidere ad uno ad uno, sgozzare uno per uno, per amore della nostra disciplina. Questo non ci sentiamo più di consigliare, e nelle nostre assemblee ormai ci sono dette parole che non possiamo più oltre sopportare. Voi del Governo assistete inerti o complici. Noi non deploriamo più, non domandiamo più nulla. Ora voi siete informati delle cose; la Camera è avvertita. Questo è quello che volevo dirvi.
Giacomo Matteotti
*(Chiara, lo so che è lungo, pero mettiti seduta e leggilo. Porta un po' di pazienza...)