... un consiglio amichevole: fate attenzione a ciò che chiedete e a come lo chiedete, perché certe bibliotecarie sono sempre in agguato...
(ho spulciato qualche post e mi sono piegata in quattro dalle risate. Fa il paio con una rubrica dll'ormai defunta rivista EFFE, che qualche anno fa si trovava gratuitamente presso le librerie Feltrinelli. Nella rubrica in qustione, mai più lunga di una colonna verso le ultime pagine, c'erano tutte le richieste stupide dei clienti. Qualche commesso geniale deve averle annotate tutte. Il risultato era esilarante: gente che entrava convinta a chiedere l'ultimo di Aristotele, o un manuale di trekking autogeno. Quella che ricordo meglio è L'allacciamento della bolletta di Camilleri, in luogo de La concessione del telefono. Non so se sia più esilarante il romanzo o la traduzione del titolo fatta dal cliente ignaro...)
(nella sala fumatori ci sono P, L, G1 e G2 che stanno chiacchierando. F entra quasi giuliva e interrompe la conversazione. P, F e G1 sono donne)
F (senza salutare): - Oggi ho visto un incidente!
P (preoccupata): - Come, un incidente? Dove?
F: - Davanti a casa mia. Un vecchio stava attraversando la strada e un’auto gli è arrivata addosso. Sono passata mentre l’ambulanza lo stava caricando.
P: - E lui?
F(euforica): - E lui era già morto.
P: - Ma perché sei contenta?
F: - Perché di solito non mi capita niente di interessante da raccontare!
(P, G1 e G2 guardano F basiti, mentre L esce dalla stanza imbufalito. Si sente un pugno su una porta che sbatte e si intuisce una bestemmia)
*Ogni riferimento a cosa o persona realmente incontrata nella mia esistenza potrebbe non essere del tutto casuale, ma io lo negherò sempre e comunque. Anche sotto giuramento.
Può passare tutto: i lettori che si sperticano leggendo TMSC, Ho voglia di te e Scusa ma ti chiamo amore; i ragazzini (e non solo) che vanno a mettere un bel lucchetto a Ponte Milvio; gli spettatori che riempiono le sale e fanno incassare al secondogenito film di Moccia circamenoquasi 5000000 di euro; le ragazzine adoranti che su forum e siti di cinema scrivono messaggi adoranti all'indirizzo del nuovo interprete dell'amore e del linguaggio adolescenziale (che se davvero è questo, i miei diari delle superiori dovrebbero entrare di diritto nei libri di letteratura adottati dalle insegnanti di italiano...).
Ma la critica 'ufficiale' che non riesce nemmeno a dire male di un film di cui qualunque persona competente POTREBBE SOLO DIRE MALE... È davvero troppo.
Perciò esaudisco la richiesta di Serena e posto la mia recensione integrale ridimensionata a causa del suo linguaggio da blog e della sua lunghezza. Aggiungendo una mia personale riflessione: ho letto da qualche parte che secondo Moccia suo padre avrebbe apprezzato questo film. Siamo sicuri che invece Pipolo non si stia rivoltando nella tomba, o che perlomeno non stia tirando un sospiro di sollievo, ripetendo tra sé 'Sono morto in tempo...'?
Scusa ma ti chiamo amore
Recensione di Giuliana Dea
...Ci sono una serie di ragioni valide per dimenticare l’opera che segna il ritorno di Moccia nei panni di regista cinematografico.
Andiamo con ordine: anzitutto la regia. Qualcuno si ricorda le serie italiane degli anni ’80, come I ragazzi della terza C? Ecco, per due ore sembra di assistere a una puntata della serie che ha segnato la nostra adolescenza. Grazie a Moccia si scopre che c’è qualcosa di peggio di un film televisivo. Ed è un film che sembra la televisione di 20 anni fa. Di peggio potrebbe esserci solo un ritorno agli sceneggiati Rai degli anni ’60…
Continuiamo con quelle fastidiose scritte in sovrimpressione, frasi prese direttamente dai Baci Perugina, che compaiono puntualmente ogni volta che uno dei personaggi in scena comprende un aspetto fondamentale dell’amore… In quei momenti superiamo la sensazione di trovarci dentro una brutta fiction televisiva per arrivare alla certezza che stiamo guardando un immenso spot pubblicitario, dove (che coincidenza…) tutti gli attori principali sono belli e alla moda…
A proposito degli attori. La netta sensazione è che siano capitati sul set per caso, e che nessuno li abbia diretti. Per fortuna sono quasi tutti attori professionisti con anni di mestiere alle spalle (!)… Certo, nulla possono contro le battute che sono costretti a pronunciare, e qualche volta sembrano autentiche caricature (vedere Francesco Apolloni e Luca Angeletti). Chi invece non ha davvero una pallida idea di ciò che sta facendo sono le quattro ONDE, poco credibili come adolescenti. Niki, decisamente la peggiore, si mangia con gusto ogni parola che pronuncia. E riesce ad essere così antipatica in qualunque momento, da farci chiedere seriamente ‘Per quale motivo ci si dovrebbe innamorare di lei?’
Qui si arriva al problema della credibilità della storia. Perché possiamo anche ipotizzare che un quasi quarantenne si innamori di una minorenne (mi pare che anche Nabokov ci abbia provato, sortendo risultati migliori persino con l’adattamento di Kubric…) Un quasi quarantenne di oggi, poi… Ma anzitutto, e mi ripeto, siamo sicuri che si innamorerebbe di una ragazzina evidentemente molesta e antipatica quale si presenta Niki sin dalla sua comparsa? Siamo sicuri che non avrebbe nessuna reazione davanti all’evidente prepotenza con cui si scaraventa nella sua vita? Oltretutto un pubblicitario, un uomo abituato a lottare con squali tutti i giorni…
No. Francamente è troppo.
Ma ammettiamo che davvero, per qualche motivo ignoto a noi comuni mortali, ci sia qualcosa di attraente in Niki a parte l’essere una ragazza decisamente carina. Siamo comunque in presenza di una storia tra un uomo di 37 anni e una ragazza di 17. E’ possibile che, dalle amiche di lei agli amici, e soprattutto alle donne dei suoi amici, nessuno pronunci una frase che potrebbe suonare come ‘Lo sai che rischi una denuncia per adescamento di minore?’
Ebbene, questo particolare non viene in mente a nessuno. Pare che nel favoloso mondo di Alex e Niki nessun adulto riesca a trovare sconveniente una storia d’amore tra un uomo e una minorenne. Nemmeno i genitori di lei. La madre, che come minimo dovrebbe far volare un manrovescio sulla faccia della figlia appena scopre che l’uomo che ha scambiato per un assicuratore in realtà è il ‘ragazzo’ di Niki, reagisce con una battuta sulla scarsa fiducia che nutre nei confronti delle sue scelte… (sul padre è meglio calare un velo pietoso).
Questa non è solo fantascienza (involontaria). È un’eliminazione inspiegabile dell’unico elemento in grado di portare avanti una storia: il conflitto. Perché a rendere questa storia inguardabile, oltre a una serie di problemi di regia e di recitazione, c’è l’impressione continua che gli eventi siano stati messi insieme a casaccio, solo perché in sceneggiatura è necessario che ci siano una serie di snodi. E alcuni snodi sono assolutamente pretestuosi.
Eclatante è la comparsa improvvisa dell’investigatore, che dopo averci raccontato come voce off (altro problema non indifferente: una voce off deve spiegare continuamente quello che invece dovrebbe essere mostrato o raccontato attraverso il sottotesto... e questo è un problema tutto di sceneggiatura) tutta la prima parte del film, viene interpellato per mettersi sulle tracce della moglie di Enrico. Dopodichè scompare quasi fino alla fine del film, dove consegna i risultati delle sue indagini. A cosa serve la gelosia e le conseguenti indagini sulla moglie di Enrico? A nulla, se non a trovare un narratore… Ma se (e dico ‘se’…) doveva proprio esserci una voce narrante, non sarebbe stato sufficiente trovarla tra i personaggi che girano intorno alla storia principale, se così si vuole chiamare la storia tra Alex e Niki?
Altrettanto pretestuoso è l’incidente di Diletta. Sembra che un incidente sia inevitabile, nei film che parlano di adolescenti… Certo, questo doveva finire bene per forza. E’ una commedia… Ma il suo arrivo sembra un po’ troppo scontato, quasi prevedibile. Infatti non stupisce minimamente sentire il botto dell’auto di Diletta che si scontra.
Si potrebbe continuare all’infinito la ricerca dei problemi di questo film, ma l’infinito non è a disposizione. Quindi concludo con una considerazione.
Scusa ma ti chiamo amore è l’adattamento di un romanzo. L’impressione che si ricava guardandolo è proprio che l’autore non sia riuscito a gestire il diverso media con cui ha cercato di raccontare la storia di Alex e Niki, e questo problema si sente per tutta la durata del film.
Non sarà il caso, la prossima volta, di tornare a sedersi in un angolo e sopportare pazientemente il lavoro di un regista vero? Sulla sceneggiatura non oso esprimermi. Temo che chiedere l’interdizione dello scrittore dalla stesura sarebbe troppo…
(e adesso che siete arrivati in fondo alla mia recensione scritta di pancia, leggetevi questa opinione molto più seria sullo stato della 'narrazione per ragazzi' nel panorama culturale italiano... Credo ne valga la pena)
... anche se in realtà da anni è diventata la settimana della memoria, e quella appena trascorsa non ha fatto eccezione: la mattina su RaiTre La storia siamo noi (uno dei pochi motivi per cui varrebbe la pena rimanere svegli oltre la mezzanotte o programmare il videoregistratore per le 8 di mattina, in assenza di Raiclick...) ha mandato in onda tutte le puntate di repertorio possibili e immaginabili dedicate negli anni all'Olocausto. Se si contano anche due puntate di un mesetto fa circa in cui si parlava del rastrellamento degli ebrei del ghetto di Roma, sembra proprio che dalle parti di Minoli la memoria non muoia mai.
Il che di per sè non è un male. Ma in effetti a me fa tristezza l'idea che ci debba essere un giorno prestabilito per ricordare l'olocausto. Almeno la nostra generazione (e insieme a noi quelle successive) dovrebbe sapere perfettamente, come dice Giulia, a cosa corrisponde la Soluzione Finale, chi era Adolf Eichmann e fino a dove riesce a spingersi la crudeltà umana quando a capo di un popolo ridotto ai minimi termini e umiliato da un trattato di pace come quello che seguì la Prima Guerra Mondiale arriva un uomo come Hitler (spiacente, nessuno mi convincerà mai che l'ascesa di Hitler e il proliferare dei totalitarismi nella prima metà del ventesimo secolo non siano stati una corresponsabilità da ripartire equamente tra tutti gli Stati europei più evoluti... ).
La mia generazione, perlomeno, è stata bombardata di racconti terrificanti sulle atrocità del nazismo e dell'antisemitismo. Noi siamo quelli che alle medie leggevano Un sacchetto di biglie (Il diario di Anna Frank, quello, no...), e alle superiori a scopo didattico venivano portati con la scuola a vedere Schindler's List appena premiato dall'Academy, o Arrivederci, ragazzi nell'aula striminzita che la nostra preside (poi costretta alle dimissioni perché indagata per concussione...) aveva predisposto al piano terra della nostra scuola scalcinata, riconversione di una vecchia fabbrica di saponette. Siamo gli stessi che qualche anno dopo si sono visti di propria iniziativa Train de vie, in genere sempre dopo essere stati portati al cinema dagli amici a vedere La vita è bella, perché va bene l'olocausto ma se lo racconta Benigni è pure meglio... Siamo quelli che a conti fatti hanno amato di più Train de vie perché il lieto fine in una storia sull'olocausto ci sta come una carie in mezzo ai denti, e a noi La vita è bella i denti li aveva un po' cariati (forse non solo a causa del lieto fine, ma non è il momento per lacritica cinematografica...).
Siamo davvero una generazione che non riuscirebbe mai a provare fascino nei confronti dell'ideologia nazista, anche perché siamo stati educati a non trovarne (spesso siamo anche gli stessi che trovano qualche problema nel comprendere come una popolazione perseguitata per secoli, costretta alla diaspora e sopravvissuta a un genocidio possa riuscire ad applicare nei confronti dei palestinesi lo stesso tipo di disprezzo di cui è stata vittima... E ci rispondiamo superficialmente che per gli ebrei la Bibbia si ferma all'Antico Testamento e al Dio vendicativo che distrugge Sodoma e Gomorra e nel suo nome manda Giosuè a distruggere Gerico... O che impedisce a Mosè di entrare nella Terra Promessa perché per un attimo, davanti al cespuglio in fiamme, ha dubitato della parola del Signore Dio Suo... anche questo è un altro discorso, ma io la memoria ce l'ho per qualunque cosa e ho sempre avuto la tendenza ad andare fuori tema...).
Così pensavo ed ho pensato fino a questa mattina, quando facendo la mia giornaliera incursione su Sai tenere un segreto? non ho trovato questo ulr. E ho sentito brividi di freddo lungo la schiena, perché improvvisamente mi sono accorta che tra la mia generazione e le generazioni che cominciano ora le prove tecniche di sopravvivenza umana in fondo ci sono molti più anni di quelli segnati dalla mia carta d'identità...
Sono stata lavoratrice Atesia per due mesi, anche se con contratto interinale. Ricordo molto bene la situazione, i volantini del collettivo attaccati alle vetrate, e soprattutto il meraviglioso ricatto che i sindacati hanno definito una vittoria (part-time a tempo indeterminato di 4 ore giornaliere, con orario flessibile dalle 9 alle 24 su turni A DISCREZIONE DELL'AZIENDA, e un meraviglioso stipendio di poco più di 550 euro netti mensili: non solo non arrivi a ine mese, ma ti risulta complicato anche trovare un secondo lavoro gestibile secondo i turni di Atesia...). Ho ancora qualche amica che lavora sempre come interinale presso Atesia, con pause du qualche giorno allo scadere di ogni contratto (mai più di 4 mesi). Ormai è quasi un anno che vanno avanti.
Quindi la segnalazione che ho ricevuto e pubblico di seguito per me diventa un obbligo morale:
Ascanio Celestini, il Collettivo PRECARI Atesia e Fandango
Ti invitano
alla serata di sottoscrizione per il Collettivo Precari Atesia (sottoscrizione minima 5,00 euro )
Parole Sante
a Roma
Lunedì 28 gennaio Teatro Ambra Jovinelli
ore 20.00 incontro con Ascanio Celestini, Francesco Piccioni (Il Manifesto) e il Collettivo Precari Atesia
ore 21.00 proiezione del documentario Parole Sante
presentato alla Festa di Roma nella sezione Extra
a MILANO
Mercoledì 30 gennaio cinema Apollo
via Galleria De Cristoforis, 2
ore 10.30 Proiezione e incontro stampa
modera Pietro Cheli
a Torino
Il 30 gennaio, cinema kingkong, via po 21,
incontro ore 20.45, a seguire proiezione.
nelle sale italiane dal 1 febbraio
Parole Sante
Un documentario di Ascanio Celestini
Cinecittà è un pezzo di Roma a ridosso del Grande Raccordo Anulare. Accanto a uno dei primi centri commerciali della capitale quattromila lavoratori precari attraversano ventiquattro ore al giorno il portone di un'anonima palazzina, una fabbrica di occupazione a tempo determinato che sembra un condominio qualunque. Tra loro alcuni operatori telefonici hanno organizzato scioperi, manifestazioni, scritto un giornale e presentato un esposto all'Ufficio Provinciale del Lavoro. Si sono autorganizzati, hanno rischiato e sono stati licenziati. Qualcuno poteva salvarsi e accettare un lavoro pagato 550 euro al mese, ma "noi non siamo mica il Titanic -mi dicono-non affonderemo cantando".
Parole sante! Rispondo io.
Stavolta penso proprio di andarci.
L'impaginazione fa un po' schifo, ma il copincolla mi crea parecchi problemi... Sorry!
(mi rendo conto che dovrei preoccuparmi delle dimissioni di Prodi, ma lo stanno facendo tutti i quotidiani. Preferisco fare contenta Serena, che aspetta di sentir riparlare di precariato. Certo, lo fanno al cinema e a teatro, e deve pensarci un attore... Ma almeno qualcuno se ne ricorda ancora!)
Occhei, ragazzi. Se mai nella vita ho avuto qualche possibilità di lavorare con il signor Federico Moccia, con questo me le sono giocate tutte...
D'altra parte, con tutta la buona volonta e soprattutto con tutta la fatica che mi è costata lo sforzo di non partire prevenuta, non potevo fare altrimenti...
(messaggio per Serena: la recensione è stata rimaneggiata, ma la sostanza è rimasta...)
... serve a qualcosa.
Pare che l'emergenza alloggi per i giovani, soprattutto per gli studenti fuori sede, appartenga a una serie di problematiche che si ripetono ciclicamente (un po' come il precariato, le difficoltà economiche dei giovani lavoratori che non possono uscire di casa perché lo stipendio se ne andrebbe solo per l'affitto, il livellamento verso il basso degli stipendi anche per quelle competenze che necessitano di una preparazione lunga, seria e costosa... e via dicendo) nei servizi televisivi e sui quotidiani in alcuni periodi dell'anno, salvo poi essere soppiantate da problemi più interessanti per la popolazione. Esempio: la ricomparsa sugli schermi televisivi italiani del Grande Fratello, un argomento di conversazione capace di unire in maniera trasversale tutti i ceti sociali. Stamattina al lavoro si parlava della prima puntata, andata in onda ieri sera. Qualcuno si rammaricava di averlo perso in luogo di Lost...
Impressionante è rendersi conto che tutta Italia sa esattamente di cosa parla il Grande Fratello, anche se non ne ha mai visto un'intera puntata nelle edizioni precedenti...
Sarà per questo che gruppi appartenenti a diverse ideologie hanno sfruttato la pubblicità che nasce intorno all'evento per porre l'indice sul problema che non ha nulla a che vedere con il reality?
Nel discorso tralasciamo i modi... Ci interessa il coincidere dell'argomento della protesta... Che a quanto pare sembra dovuta a un problema trasversale. Anche se all'attacco con bengala e bastoni è preferibile l'idea di organizzare un'edizione tutta universitaria dello show...
Bisogna solo capire che risonanza può avere la notizia a livello nazionale. Qui c'è (naturalmente solo la protesta violenta...), ma da altre parti non se ne trova traccia...
(nota: ho terminato il post con due ore di ritardo. Sono vittima di un attacco di sonnolenza. L'aggiornamento del bollettino medico sarà per domani)
Quella di Martina, su Sorelle d'Italia.
Finalmente in uscita il primo numero del nuovo anno:
è d nuovo on-line! Buona lettura a tutti (e una raccomandazione a Daniele: continua a leggere le shokkingnews...)