Torno da Milano dopo un colloquio, casualmente per uno stage, e sul blog di Saradisperata (che ha riportato per intero il mio articolo...) trovo questo commento.
Quindi vado a spulciare un po' il blog La Repubblica degli Stagisti, che conosco per lurkaggio abusivo, e leggo i primi risultati della sua ricerca di aziende che offrono stage 'onesti'.
Giro quindi la ricerca anche ai miei 25 lettori, nella convinzione che si tratti di un'iniziativa utile per tutti. Soprattutto per chi si sente offrire uno stage di sei mesi a rimborso zero...
Per ora è tutto. Nei prossimi giorni seguiranno in ordine rigorosamente casuale il resoconto del mio viaggio a Milano, i commenti su Diario di Scuola e Lessico famigliare, terminato in treno, e un'invettiva dedicata a tutti gli sceneggiatori in erba che decidono senza cognizione di causa di partecipare a un concorso di sceneggiatura...
Da domani fino al giorno 28/02 questo blog resterà chiuso e la sua proprietaria sarà irreperibile causa viaggio di (poco) piacere in quel di Milano.
Inoltre, a causa di problemi tecnici (a casa dei miei la connessione fa i capricci...) sarà molto difficile che la sottoscritta possa comunicare con chicchessia via mail.
Quindi non vi offendete se non mi trovate da nessuna parte... (naturalmente chi dispone del mio cellulare e ha comunicazioni urgenti o anche futili può chiamare in qualunque momento, a parte tra le 12 e le 13 di mercoledì 27. Vi assicuro che non darete nessun tipo di fastidio. Anzi...)
In mia assenza, anche se so che non vi mancherò, vi raccomando di dare una sbirciata ai seguenti siti e blog:
Sorelle d'Italia e uno qualsiasi dei siti della Sorellanza
Quote Rosa Shokking e Shokkingnews
Mi raccomando, che quando rientro vi interrogo. Buona metà settimana.
P.S: - già che ci siete, sbirciatevi anche Davide L. Malesi, che non fa mai male. Voi nel frattempo state bene.
Si torna a parlare di Alex l'ariete e del sondaggio lanciato qualche settimana fa da questo blog, con una buona notizia: il quarto spettatore pagante è uscito allo scoperto.
Ringraziamo Glauco per il coraggio dimostrato.
Un altro ringraziamento va a Simone, che si è preso carico dell'iniziativa pubblicizzandola sul suo blog (senza il suo aiuto ci troveremmo ancora ai tre spettatori iniziali...). Per merito suo il sondaggio sta raggiungendo utenze che non ci saremmo mai sognati.
Un ulteriore tributo va a Robycata, che pur non essendo annoverato nel numero di spettatori paganti, apprezza e indica una delle scene del film, a suo dire seconda solo alla Corazzata Potemkin. A mio modesto parere, questa scena supera comunque la scena della carrozzina del film Gli Intoccabili...
E infine, ringrazio personalmente tutti i miei contatti che invece di mandarmi a quel paese per avere intasato i loro indirizzi e-mail hanno risposto con entusiasmo all'idea, rammaricati di non poter offrire aiuti più concreti.
Comunque qui non demorde nessuno: l'impegno è raggiungere i 100 spettatori paganti e organizzare un raduno nazionale, con ospiti d'onore Alberto Tomba, Michelle Hunzicker, Orso Maria Guerrini, e Damiano Damiani. Considerata l'età del regista, però, conviene darsi una mossa...!
Qui sotto trovate la scena segnalata da Roby:
(questa è anche per Zio Marcello che legge sempre e non commenta mai, e per tutti quelli che si ricordano ancora di Isotta)
Purtroppo incontro qualche difficoltà nel caricare filmati da Youtube (anzi, se qualcuno tra i miei 24 lettori volesse illuminarmi, potrei essergliene grata per sempre...), ma non vi costa nulla andarvi a vedere la Cortellesi tra le Shokkingnews...
(aggiornamento delle 23:09: ho provato il consiglio di Cointreau e funziona, ma ci penserò domani. Nel frattempo, grazie 1000)
... i giorni pari dalle otto alle otto. I giorni dispari dalle otto alle otto. Non sto citando Cinzia Leone a caso.
La mia ricerca di lavoro in atto su tutta la superficie di Roma mi ha portata dalle parti di un'agenzia interinale sulla Tuscolana, non lontano dalla fermata Numidio Quadrato.
Ora, nella mia giovane vita che a quanto pare per i datori di lavoro non è più giovane, ho imparato che le agenzie interinali sono uffici, e come tali osservano un orario che va dalle 9.00 del mattino alle 18:00 del pomeriggio. Alcune agenzie non prevedono nemmeno la chiusura per la pausa pranzo: all'interno c'è sempre qualcuno.
Conscia di questa caratteristica comune a tutte le agenzie interinali, giovedì scorso alle 16:50 mi sono presentata alla porta di questa agenzia all'altezza di Numidio Quadrato. Qui mi sono ritrovata davanti un cartello che mi avvertiva minaccioso: le candidature vengono accettate il mattino dalle 10:00 alle 12:00 e il pomeriggio dalle 15:00 alle 17:00.
Ero in anticipo di ben dieci minuti, e mi sono detta 'e sticazzi...', suonando il campanello.
Senonché una signorina seduta a una scrivania, in tutt'altre faccende affaccendata (e credetemi, ho visto fare parole crociate più impegnative delle tutt'altre faccende in cui la signorina era affaccendata...) mi avvisa che il pomeriggio non si accettano candidature, e che per portare i curricula bisogna presentarsi il mattino dalle 10:00 alle 12:00.
Questo nonostante il cartello affisso sulla porta in cui viene specificato.
Un po' stizzita (la mia stizza di solito prevede la progettazione di un attentato dinamitardo...), me ne sono tornata a riprendere la metro. E per fortuna non ero distante da casa.
Il mattino successivo, all'ora in cui avrei teoricamente potuto presentare il mio curriculum, mi trovavo a Roma Sud, per un colloquio. Quindi ho dovuto rimandare il tentativo al lunedì successivo.
Cosa che ho fatto. E per evitare spiacevoli sorprese, il lunedì succcessivo sono uscita per le 11:00 e in venti minuti ero davanti all'agenzia interinale.
Peccato che insieme a me davanti all'agenzia ci fosse un'altra sgradita sorpresa: un cartello in cui si avvertiva il disoccupato di turno che per problemi legati all'amministrazione generale per tutto il giorno non sarebbe stato possibile presentare candidature.
Ho contato fino a 2000, cominciando a comprendere per la prima volta nella mia vita il motivo che spinge i piccoli no-global del cazzo a sfasciare le vetrine delle agenzie interinali con un mattone durante le manifestazioni, e me ne sono tornata sui miei passi.
Ora, io non so se il problema sia la zona, notoriamente frequentata da Tuscolana Boys (che a quanto mi pare di capire sono l'equivalente dei ragazzi di certi comuni dell'hinterland milanese che il sabato pomeriggio uscivano dalle loro gabbie e venivano ad infestare Via Torino... Almeno, la loro capacità espressiva è identica), o se ci siano dei motivi logistici, tipo 'questa filiale ha un numero di domande di lavoro nettamente inferiore all'offerta, quindi è inutile accettare candidature per più di due ore al giorno'. E io personalmente scarterei la seconda ipotesi senza remore, vista la quantità di inoccupati presente dentro e fuori le mura di Roma...
A dire il vero scarto anche la prima ipotesi, perché da Porta Furba in poi ci sono altre 3 agenzie interinali che a quanto pare dei Tuscolana Boys se ne fregano altamente perché sono aperte fino alle 18 anche per la presentazione di candidature.
Ma al di là di queste domande che lasciano il tempo che trovano, mi chiedo se si debba per forza aggiungere la beffa al danno oggettivo in cui si ritrova una persona non appartenente a nessuna categoria protetta in cerca di un lavoro già difficile da trovare per i fatti suoi...
... ha perfettamente ragione. Prima dell'età deve prevalere l'intelligenza. E non solo. Anche la buona fede, la fedina penale pulita e la capacità di dimostrare che non abbiamo mai fatto favori a nessuno dei nostri amici in virtù della poltrona che abbiamo occupato per decenni di servizio allo Stato...
Ora, se l'onorevole De Mita sente in coscienza, e senza tema di smentita da parte di terzi, di essere provvisto di TUTTE queste caratteristiche, provvederò personalmente ad organizzare una petizione per chiedere a Uòlter Veltroni di inserirlo nelle liste elettorali.
Naturalmente in ultima posizione...
... ossia quelle che raccontano certi parlamentari. Dopo lo sfogo di Franca Rame, mai troppo commentato, arriva quello di Donatella Poretti. Come sempre, via Flavia Amabile.
Lo confesso: non volevo raccontarlo a troppa gente. Così ho mandato un paio di messaggi a due amiche, confidando che nessuno dei clienti abituali di Feltrinelli avesse preso l'opuscoletto degli eventi di febbraio. Sapete com'è: dopo l'ultima disavventura con uno dei miei scrittori stranieri preferiti (ndr: Jonathan Coe) volevo evitare di ritrovarmi stipata tra la gente, incapace di trovare un angolo dove respirare...
Ma alla fine non ho resistito. Così confido nella distanza da Roma dei miei ventitrè lettori, che cominciano a diventare ventiquattro, e ve lo dico.
Giovedì 21 febbraio, ore 18:00, alla Feltrinelli di Via Appia Nuova, 427 (ex-Tuttilibri) il signor Pennacchioni presenta il suo ultimo romanzo,
Nemmeno a dirlo, per le edizioni Feltrinelli.
Naturalmente io ci sarò, insieme a Bloodymira, al mio agente all'Avana e a Valeria. Se si ricordano. Altrimenti ci vado in compagnia di tutti i libri di Pennacchioni che ho qui a Roma, incluse le edizioni originali come La fée carabine...
Dimenticavo. Pennacchioni è il nome vero di uno scrittore francese decisamente noto ai più, e ai meno... Ma i miei ormai ventiquattro lettori non hanno certo bisogno di sapere con che nome firma i suoi libri.
Vabbè, sono buona. Se proprio non ci arrivate, chiedetelo a lui... che Pennacchioni lo conosce a memoria!!!
Erano anni che volevo comprarlo, da quando Mamma Eli me ne aveva parlato durante una delle nostre pause di 15 minuti.
Mamma Eli era in realtà Elisa, una collega della mia prima esperienza all'Esaurisko, quando mi trovavo ancora a Milano e cercavo di guadagnare i soldi per il mio mantenimento e per la retta della scuola di cinema, casomai avessi passato le selezioni.
Erano bei tempi, quelli. Avevo 25 anni e una serie di speranze ancora intatte. Ero persino convinta che il mondo del cinema fosse un po' come il Regno dei Cieli... Destinato ai meritevoli. Povera illusa!!! Mi illudevo anche di poter ricominciare daccapo dopo anni di università buttati nel cesso. Non avevo ancora capito che a 25 anni stai cominciando a diventare troppo vecchia per qualunque cosa. E in questo 'qualunque cosa' non è inclusa la possibilità d fare un figlio. Pare che ormai anche a 40 anni si possa tranquillamente partorire... L'avesse saputo mia madre, che negli anni '70 era già troppo vecchia per uno solo, figuriamoci per due, magari ci avrebbe lasciati a riposare per altri decenni e poi ci avrebbe concepiti alla bell'età di 67 anni. Pare che adesso si possa fare anche questo.
In realtà a 25 anni stavo cominciando ad invecchiare, nell'ordine: per potermi chiamare 'giovane' (i concorsi cui volevo partecipare, non si capiva per quale motivo erano fino ai 22 anni. Non potevo nemmeno decidere di iscrivermi alla Paolo Grassi, perché l'età massima era 24 anni. E avevo solo un altro anno di tempo per pensare al mio secondo ed ultimo interrail senza dover sganciare cifre esorbitanti. Inoltre una legge carogna da quell'anno decise che gli studenti universitari potevano godere di sconti nei musei solo sotto i 25 anni... Per fortuna mi ero iscritta a storia dell'arte e avevo chiesto alla mia insegnante un meraviglioso foglio che attestava i miei studi... ce l'ho ancora. Ma non lo accetta più nessuno. SOB...), per poter accedere a un contratto di apprendistato, per poter raccontare in giro che c'era un motivo serio se non stavo ancora muovendo i passi nel mondo del lavoro...
Ma io in quel momento non me ne rendevo conto. Mi ero fatta il primo piercing della mia vita e avevo un lavoretto. Un po' di merda, d'accordo. Ma mi stavo divertendo. E in più avevo scoperto che all'Esaurisko scaldavano le sedie e le cuffie una serie di studenti universitari della mia età, quasi in tesi, o poco più giovani. Quindi l'ambiente aveva qualcosa di stimolante. Le conversazioni non erano terra terra, si parlava di aspirazioni, speranze, cinema e libri.
E proprio Mamma Eli mi parlò di Lessico Famigliare. Non che non lo avessi mai sentito nominare prima. Mi capitava davanti, certo. Ma non lo guardavo con grande attenzione. Avevo altro a cui pensare. Garcìa Marquez. Pennac. Il Maestro e Margherita. Jane Austen. E qualche manuale di sceneggiatura...
Un giorno invece Mamma Eli mi dice qualcosa su Lessico Famigliare. Qualcosa che riguardava Papà Ali. Papà Ali era il principe consorte di Mamma Eli, almeno lo era all'epoca. Ali stava per Alioscia. A quanto pareva, la madre di Ali stava leggendo I fratelli Karamazov mentre lo aspettava (e io a questo punto ne approfitto per lanciare una petizione: impediamo la lettura dei classici russi alle donne in gravidanza. I danni che provocano possono ripercuotersi sul feto in maniera irreversibile...). In parole povere, a casa di Alioscia era in uso un linguaggio del tutto privato. Come quello descritto da NataliaGinzburg. Così Mamma Eli voleva regalare a Papà Ali Lessico Famigliare.
Ora, a me questa cosa del lessico di famiglia ha sempre fatto un certo effetto. Sarà che anche a casa mia ce n'è uno, un po' imbastardito dal dialetto di mia madre e dal romanesco di mio padre. Sarà che a casa mia ci si capisce al volo quando si chiedono le cose che stanno sui cosi (e non si creda che l'impresa sia semplice, perché le cose che stanno sui cosi possono variare di volta in volta: dalle matite che stanno sulle scrivanie, ai piatti che stanno sugli scolapiatti... e via dicendo. Tutto può diventare coso che sta sulla cosa o viceversa. E noi capiamo sempre e inevitabilmente di quali cose sui cosi si parla...). Sarà che non avevo mai letto la Ginzburg.
Fatto sta che da allora ogni volta che me lo sono ritrovato davanti in libreria ho avuto la tentazione folle di comprarlo. Peccato che sia parte integrante della collana dei tascabili Einaudi, che alla faccia del tascabile costa un mezzo occhio della testa...
Così per anni ho lasciato la Ginzburg nei ripiani, per accontentarmi di letture forse meno edificanti ma meno dannose per il mio portafogli.
Fino a questo pomeriggio.
Occorre una premessa. La casa editrice Einaudi ha cambiato gradualmente le sue edizioni tascabili sostituendo la copertina a tutti i libri che ne facevano parte. Io non so se le copertine in questo modo siano migliorate. Anzi, ne dubito. Ma questa operazione ha riempito le librerie remainders di volumi nuovi che sono venduti a metà prezzo in virtù dell'operazione.
Queste operazioni per la gente come me sono un invito a nozze. Nel senso che quando succedono queste cose, io mi rintano da Melbooks in via Nazionale e cerco tutti gli Einaudi che non ho mai comprato a causa del loro prezzo, facendone incetta.
Come ho fatto oggi: mi sono fatta largo tra le pigne di Einaudi accatastate e ho trovato su una parete Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg a metà prezzo.
L'ho comprato. E già che mi trovavo lì, mi sono ricomprata pure Se questo è un uomo, con La tregua incorporato, che dai tempi del film in giro non si trovavano più, in quell'edizione.
Inutile dire che ho cominciato a leggere Lessico Famigliare in metropolitana. Inutile dire che per rileggere Se questo è un uomo attenderò tempi migliori. Insomma, rischio di non rileggerlo mai, ma è un dettaglio.
Inutile dire che in questo post sto facendo un po' di pubblicità nemmeno troppo occulta, ma quando i libri vengono venduti a metà prezzo dovrebbe esserne informato il mondo intero...
E inutile dire che per l'occasione mi sono concessa un tuffo nei ricordi e ho ripensato a Mamma Eli e a certe conversazioni sconvenienti fatte durante le nostre pause, e ad un'altra serie di persone che non vedo da anni e non avrei mai pensato di non vedere mai più. E cavolo, se me li riprenderei indietro, quei 25 anni in cui tutto sembrava possibile e non stavo ancora diventando troppo vecchia per essere giovane...