Cari colleghi,
mercoledì 21 alla SACT c’è stato l’annunciato incontro con sceneggiatori esordienti e non, interessati a discutere di problemi legati all’accesso al mestiere di sceneggiatore, di rapporti contrattuali con produttori e reti, di quelli deontologici tra colleghi.
Nel corso della serata si sono toccati molti punti dolenti del nostro lavoro, numerosi quanto i colleghi che affollavano la sala, e così disparati da confermarci nel proposito, già ventilato all’interno del direttivo, di lavorare a una sorta di “libro bianco” nel quale fotografare, attraverso le testimonianze dei colleghi, la reale situazione del nostro mondo lavorativo. Avere un’idea chiara di come stanno le cose è il primo indispensabile passo per trovare soluzioni. Prepareremo dei questionari che vi verranno fatti pervenire e che potrete utilizzare, se lo vorrete, per aiutarci in quest’obiettivo.
Mercoledì, grazie soprattutto ai colleghi più giovani, abbiamo incominciato ad avere un assaggio di questa fotografia dalle tante zone scure. Le modalità degli STAGE sono state il primo problema segnalato: da momento formativo degenerano sovente in forme di sfruttamento del lavoro che, in alcuni casi, viene anche protratto nel tempo prolungando i tempi dello stage o reiterandolo. Il direttivo SACT ha rimarcato che la regolamentazione degli stage ricade sotto la normativa della legislatura del lavoro, quindi il tirocinante può incominciare a tutelarsi badando che modalità e tempi dello stage siano a norma di legge. E’ anche vero però che per un giovane al primo approccio con il mondo del lavoro non è sempre facile ottenere il rispetto delle regole, perciò la SACT dovrà riflettere in che modo garantire agli aspiranti/sceneggiatori stage corretti.
Si è poi parlato dei TEST, percepiti dai giovani come un onesto modo di accedere al lavoro grazie a una competizione basata sul merito, e dei quali si lamenta la mancanza di un’ informazione organica. In realtà i più esperti del direttivo ritengono che, al momento, i test effettuati in Italia (eccezion fatta per quelli della soap) , non abbiano un vero valore nella definizione del merito ma che, tutt’al più, servano a confermare team di autori già individuati in precedenza. Inoltre, viene fatto notare, l’informazione capillare di un test provocherebbe un’affluenza di candidati difficile da gestire da parte della produzione. Alla fine della discussione sul tema si è comunque deciso che, nell’immediato, quando la SACT verrà a conoscenza di un Test, si occuperà di darne informazione tramite il sito. Inoltre, anche in questo caso il direttivo prende atto di aspirazioni ed esigenze che dovrà valutare e alle quali dare risposte idonee.
Altro punto veramente dolente toccato è stato il lavoro al nero. E’ stato raccontato come esistono veri propri “appalti” di sceneggiature da parte di autori con troppo lavoro a colleghi meno fortunati che accettano di scrivere senza contratto e senza firmare. Una prassi che, ovviamente, la SACT condanna perché nociva al lavoro in generale e alla dignità individuale. Una prassi dove non ci sono vincitori ma solo vittime: l’autore “avido” che forse in passato ha tirato la cinghia e il collega che accetta di non esistere pur di infilare un piede in un mondo senza accessi. Ed ecco il problema. Il nostro presidente lo ha chiaramente sottolineato. Quello che non funziona è il nostro mondo del lavoro nel suo complesso, perché se è difficile accedervi è anche più difficile trovare accesso per le idee. Un mondo che viaggia su binari ristretti, dettati da criteri che non sono certo la qualità o l’innovazione. Dove un autore vale l’altro e dunque anche i compensi possono scivolare sempre più in basso.
Cesarano ha spiegato come la SACT abbia inizialmente ritenuto che un sindacato e un contratto tipo fossero la soluzione. Purtroppo, una volta formato il sindacato e studiato un contratto tipo, la nostra associazione ha dovuto rendersi conto che queste non erano condizioni sufficienti per costringere la controparte, i produttori, a sedersi a un tavolo di trattative. L’altra sera è stato chiesto a Daniele come la SACT pensasse di indurre l’APT a trattare e lui ha risposto che è proprio questa la domanda delle domande… La SACT ha scelto una strada considerando che se uno sceneggiatore per i produttori è intercambiabile, visto che la qualità nella fiction non è un obiettivo primario, molto meno lo sono gli headwriters. Se gli headwriters sono coesi nell’avanzare richieste è molto probabile che i produttori debbano ascoltarli. Se, attraverso gli headwriters come capofila, la categoria riesce a farsi ascoltare, tutti gli sceneggiatori riacquisteranno voce. Un passo per incominciare a cambiare i rapporti di forza nel sistema, per indurre i produttori a un tavolo per parlare di un contratto tipo capace di tutelarci, prima di tutto, nei compensi minimi. Compensi che stanno scivolando sempre più in basso. Altra nota dolorosa denunciata mercoledì.
La strada indicata dalla SACT, che auspica una nuova autorevolezza degli headwriters al fine di restituire centralità a tutta la categoria, ha spostato il dibattito sul rapporto tra headwriters e sceneggiatori. Un rapporto spesso alterato dal fatto che gli headwriters non hanno il reale potere di scelta dei propri collaboratori, troppo spesso imposti dall’alto. In un mondo ideale l’headwriter dovrebbe poter trattare il budget complessivo per la scrittura, scegliere i propri sceneggiatori (che comunque tratterebbero individualmente il proprio compenso con il produttore), difendendoli quando necessario, stabilendo con loro un rapporto di fiducia e aprendo di volta in volta uno spazio per sceneggiatori esordienti. Nel mondo reale invece alcuni sceneggiatori vengono imposti e alcuni headwriters non sempre si comportano correttamente. Occorre sicuramente un Codice Deontologico che stabilisca delle regole di correttezza e un modo per farle rispettare. Anche su questo la SACT si è già impegnata e conta di redarre un Codice condiviso da presentare nel convegno progettato per la primavera, insieme a una serie di richieste ai produttori e ai network.
I giovani colleghi presenti hanno ascoltato con interesse le strategie messe in atto dalla SACT e condiviso la necessità di un Codice Deontologico ma una loro osservazione mossa con energia ha chiarito le loro priorità: occorre trovare concrete vie di accesso al lavoro. Un’indicazione che la SACT ha sicuramente colto e che non potrà ignorare nel prosieguo del suo lavoro.
Nel frattempo possono servire anche dei consigli spiccioli che tutti possono cercare di applicare:
- quando si accetta l’offerta di una stage stabilire con chiarezza quanto deve durare.
- evitare qualsiasi passaggio di materiale scritto se non c’è un contratto firmato.
- stabilire per contratto che un lavoro possa essere sottratto a uno scrittore e affidato ad un altro, solo se il primo autore ha percepito per intero la sua spettanza.
E sarebbe comunque buona regola da parte dell’autore subentrante, fare una telefonata al collega uscente. Una piccola regola tratta da un codice universale: quella del rispetto reciproco.
La riunione è terminata con un’osservazione e un’ esortazione.
Il male di fondo del nostro lavoro sta nel fatto che siamo in un sistema che non cerca idee. Non dobbiamo rinunciamo a fantasticare sulla possibilità di un sistema diverso, sulla possibilità di creare più spazi e una reale necessità di idee.
L’assemblea si scioglie con la precisazione che questo è stato solo il primo di una serie di incontri sui temi trattati.