... anzitutto ti chiarisco che di quello che succede a casa tua, tra te e la Compagna Veronica, me ne cala ben poco, a parte trovare tutta la situazione decisamente spassosa.
Grazie a tua moglie sto ridendo da stamattina, e non è poco di questi tempi.
Ti rendo noto che ho poco da ridere, avendo 34 anni e non essendomi stato rinnovato il contratto insieme a quello di un'altra ventina-trentina di persone, per non contare le precedenti venti-trenta cui il contratto è scaduto prima, che stanno godendo i benefici di questa fine crisi annunciata da Giulietto Tremonti e ribadita dalla sciura Marcegaglia meno di una settimana fa, alla faccia di quelli che invece la crisi la stanno avvertendo proprio ora, e in forma piuttosto devastante (a proposito, glielo chiedi tu, a Giulietto, se mentre l'economia dell'Aquila viene ripristinata in progetti di ricostruzione più o meno intelligenti previsti entro luglio, complice anche il G8, il resto d'Italia deve passare il tempo a non sapere come superare l'estate, quando sprovvisto di posto a tempo indeterminato? Perché noi, da fare, ce lo stiamo dando... ma non è che le richieste di aziende stiano pullulando... e mica possiamo metterci tutti a fare gli imprenditori, nella vita... Soprattutto se i nostri padri non sono stati dipendenti bancari e non ci hanno assicurato la loro liquidazione per poter dare vita alla nostra prima impresa edile...)
Quindi le vostre scaramucce familiari che ti vedono come padre particolarmente presente, in barba al rispetto per i valori della famiglia tradizionale così amati dalle parti di cui ti fregi essere il sire incontrastato e incontrastabile, hanno un potere catartico.
Però.
C'è un 'però', Presidente. Su questo blog tu hai la parte dell'antagonista, quello che nel mondo dove esiste la perfetta divisione tra Bene e Male e ci sono eroi buoni che lottano contro nemici malvagi è il pericolo da estirpare. Quindi, quando si parla di te, anche se stai facendo fare grasse risate, ti devi aspettare almeno un 'però'.
Senza rancore, eh? In questo mondo c'è bisogno di buoni e cattivi, e grazie al ripristino del nemico pericoloso contro cui lottare da te portato avanti senza nessun motivo reale negli ultimi 15 anni (dove li vedrai questi pericolosi uomini di sinistra che ti perseguitano, me lo devi spiegare... li vorrei vedere pure io, magari si potrebbe fare qualcosa insieme, che so... una Quinta Internazionale?) sei diventato il nemico pubblico numero 1 di parecchia gente.
Certo, non sembra perché parecchia gente (me compresa) della parecchia gente che ti considera il nemico pubblico numero 1, a votare, non riesce proprio ad andarci, pensando che l'unico contrasto possibile contro il Male Assoluto, dopo una storia che ha regalato persino un Enrico Berlinguer, sia rimasto prima Walter Veltroni e poi un Francheschini qualunque.
Che ti credi? E' per questo che stravinci le elezioni. Perché le persone che dovrebbbero contrastarti sono di una tale pochezza che persino le loro madri non le voterebbero. Figurati noi che a Veltroni e Franceschini non offriremmo nemmeno un siberiano liscio al primo nasone disponibile. Stravnci perché siamo in troppi a pensare che tra la scelta di un male maggiore e uno minore la cosa migliore sia non scegliere proprio. Altrimenti vinceresti di misura...
Comunque.
La storia che volevo raccontarti è questa. Credo che tu non la conosca, perché io l'ho letta sulla Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi quando ero bambina. Sia chiaro che non penso che tu non l'abbia letta perché da un uomo che afferma con orgoglio e soddisfazione di non leggere un libro da trent'anni davanti a una telecamera non ci si può aspettare una conoscenza di un libro.
Giammai.
Sono convinta che tu non abbia mai nemmeno saputo che Enzo Biagi ha scritto un'opera divulgativa a fumetti dedicata alla storia del Paese, e soprattutto che tu non abbia mai neanche immaginato che esista, di quella storia scritta dall'uomo che secondo te non è mai stato vittima di editti bulgari perché aveva già deciso di andare in pensione, un volume dedicato ai primi 40 anni della Repubblica Italiana, di cui non solo sei un rappresentante, ma della quale conosci anche perfettamente la Costituzione Filosovietica.
Bene. In uno dei primi capitoli di quella storia si parla di un presidente reggente, in carica dal 1946, anno del referendum che per volere degli italiani (su questo si potrebbero aprire discussioni infinite, ma ho l'impressione che presto l'argomento ti verrebbe a noia e che a un certo punto preferiresti trovarti con i compagni di merende del CDA Fininvest per poter organizzare una cena e un dopocena con annesso intrattenimento di future candidate al parlamento europeo...) ha modificato la nostra forma di governo, facendoci passare da una monarchia che tutto si poteva dire fuorché costituzionale a una repubblica di tipo parlamentare. Scrivitelo bene, tu che trovi tanta difficoltà a concepire il Parlamento.
Il presidente in carica nel biennio che vide tra l'altro il lavoro delle forze democratiche e antifasciste impegnate nella definizione della nostra Costituzione Filosovietica (con una bella mano della DC, noto partito di impostazione stalinista... De Gasperi aveva fatto del Piccolo Padre Giuseppe la sua Musa ispiratrice... E' storia nota) si chiamava Enrico De Nicola.
Non so granché, della storia di Enrico De Nicola, e non conosco granché delle sue attività in quel biennio. So che c'era un gran casino, in Italia. Dopoguerra, case distrutte, gente sfollata, famiglie divise, partigiani che cercavano i fascisti, fascisti che si imboscavano o si ricreavano un'identità, povertà diffusa... le cose normali che succedono dopo una guerra mondiale condita da una guerra partigiana, insomma... Con l'aggravante che si usciva da vent'anni di un regime non particolarmente liberale.
Una cosa che ricordo bene, però, è che De Nicola fu un presidente morigerato, un uomo di quelli che non fanno più perché a un certo punto lo stampo si deve essere guastato in maniera irreparabile.
Quando morì, trovarono il suo cappotto. Era stato rivoltato due volte.
Questo è quanto dice di lui Enzo Biagi, e a dire il vero, per definire l'uomo mi basta sapere che il suo cappotto era stato rivoltato due volte.
Mi dice che quell'uomo non amava spreco e ostentazione. E che non si faceva un cappotto da chissà quanto tempo.
Ecco, presidente. Puoi capire anche tu che leggere su un qualunque quotidiano frasi come queste:
Niente "personaggi maleodoranti e malvestite come altri personaggi che circolano nelle aule parlamentari candidati da certi partiti" con il Pdl.
e poi sentirle addirittura dal vivo, pronunciate davanti a una telecamera e trasmesse da un telegiornale, mi fa desiderare di averti frainteso per la n volta.
Casomai non avessi frainteso, però, ti rendo noto che posso seguirti giusto sulla pretesa di mancanza di cattivo odore nei rappresentanti del popolo, e solo nel caso in cui nel malodore citato sia incluso anche il cattivo odore che emanano tutti gli individui di dubbia reputazione e inclini alla mancanza di rispetto per leggi e regole di coesistenza civile e democratica, pur se nascosti da costosi profumi maschili o femminili (un po' di pari opportunità in questi frangenti sono d'obbligo).
Non ti seguo per nulla, invece, quando mi parli di onorevoli malvestiti. A me personalmente non importa nulla se a rappresentarmi in parlamento c'è un uomo o una donna che invece di vestire Armani o Valentino indossa normale pret-à-porter acquistato all'Oviesse o alla Upim, e tantomeno se indossa abiti smessi da suo padre o sua madre, se i suoi pantaloni sono lisi proprio in prossimità del sedere.
C'è un particolare che ti sfugge, e forse per questo tra me e te non ci potrà mai essere non dico stima o rispetto, ma addirittura un decimo di comprensione reciproca.
Io parto dal presupposto che un buon politico possa essere tale anche se il suo cappotto è stato rivoltato due o tre volte o se al posto di emanare effluvi di Calvin Klein profuma di sapone di Marsiglia.
E che un pessimo individuo può essere anche vestito e profumato, sorridente, simpatico e bello da fotografare, ma resta sempre e comunque un pessimo individuo, pure un po' stronzo. Magari simpatico. Ma sempre un simpatico stronzo rimane.
E di simpatici stronzi in parlamento faccio anche a meno.
Buona serata, Presidente.
(*)non ti chiamo Papi Silvio perché la cosa mi fa un po' impressione. Non me ne volere, ma questi sono piaceri che lascio alle figlie degli autisti di Craxi e di chiunque altro molto volentieri...
Update:
Pare che la figlia dell'autista di Craxi non sia la figlia dell'autista di Craxi ma di un impiegato comunale, tra l'altro finito in carcere per tangenti a suo tempo... Si vede che Silvio è stato frainteso di nuovo: probabilmente intendeva dire che il padre della ragazza ha delle affinità con il suo amico Bettino che glielo rendono così simpatico da presenziare pure a un diciottesimo compleanno...
(una seconda ipotesi tirerebbe in ballo la moglie del non autista di Craxi, ma ci vorrebbero le prove o un nuovo capitolo della telenovela tra Sillvio e Veronica, quindi sopravvoliamo...)