Io lavoro in un call center, e questo ormai è chiaro a chiunque.
Non è sempre lo stesso, però. Grazie alla flessibilità che piace tanto al Nano di Merda (Brunetta, per la precisione) cambio call center almeno 3 volte l'anno, quando non mi imbatto in contratti più lunghi che mi fanno urlare quasi (quasi, ripeto) al miracolo.
Così qualche volta intervisto gente e rompo le palle all'italiano medio o mediocre, dipende da chi risponde (a dire il vero questo mi capita sempre più raramente, dopo le simpatiche esperienze con il mio vecchio datore di lavoro che pretendeva orari da lavoro dipendente in cambio di un contratto di co.co.pro. e condizioni ambientali devastanti), altre volte faccio servizio antifrode entrando a contatto con venditori di telefonia mobile che la frode la tentano una volta su tre, e altre volte faccio assistenza clienti, che prevede un unico criterio: il cliente ha sempre ragione. Anche quando oltre ad avere torto è uno stronzo leghista, ha comunque ragione.
In questo periodo sono nel pieno della terza alternativa.
Faccio assistenza clienti in un luogo che non nomino, dove ci hanno fatto 8 giorni di formazione per un lavoro che a detta degli stessi supervisori ne prevederebbe almeno 6 mesi, per essere in grado di rispondere ai problemi del cliente.
Ma, ehi, è la flessibilità, baby, e tu in 8 giorni devi incamerare tutte le informazioni possibili sul tuo lavoro e a volte pure su quelli altrui (siamo spesso a contatto con impiegati di banca che non hanno la minima idea di quello che devono fare con gli strumenti del credito che loro stessi mettono a disposizione dei clienti, ndr...). C'è di buono che la tua amica flessibilità ti ha preparato a qualunque esperienza, e soprattutto ormai sei un tale tuttologo dell'assistenza clienti che rispondi pure a problemi che non rientrano nel tuo lavoro e nelle tue competenze: semplicemente li hai incontrati nel precedente lavoro di assistenza clienti e li metti in pratica.
Non si capisce ancora perché tu non percepisca il quadruplo dello stipendio, uno per ogni competenza appresa altrove e applicata ora, ma queste sono cose da discutere in altra sede.
Ora, c'è da dire che esiste servizio clienti e servizio clienti.
Nel senso. Alcuno portatori sani di numero Tim possono testimoniare ciò che succede quando ogni due per tre devono attaccarsi al telefono dell'assistenza clienti Tim e incazzarsi.
Alla Tim dei clienti non gliene frega una beata fava.
Altra gente, per esempio chi fa assistenza legata al credito e agli strumenti di credito, il cliente deve trattarlo pure bene.
Per carità. Sacrosanto, quando il cliente è educato.
Quando però spieghi al cliente qual è il problema (e glielo spieghi chiaro e tondo, perché lo vedi, glielo spieghi in italiano corretto e persino con accurata proprietà di linguaggio, perché conosci l'italiano e magari a volte usi pure il congiuntivo, facendo male perché l'italiano medio o mediocre che sia il congiuntivo non lo riconosce più nemmeno se gli dici 'ehi, è quello, il congiuntivo...'), e ti senti rispondere 'lei sta dicendo una fesseria', allora ti cominciano un po' a girare le palle.
Quando poi cominci a rispiegare il problema, sempre in italiano, al cliente che per esempio oltre che essere un italiano medio (o mediocre che sia) arriva anche dal nord Italia e tu lo sai perché lo capisci dall'inflessione, e il cliente ti dice che non riesce a capire perché TU hai uan forte inflessione dialettale e lui, sai, è del nord...
Beh, allora rispondi 'guardi, io sono di Milano' (e adesso tirami di nuovo fuori la forte inflessione che tu non capisci perché sei del nord).
Il cliente a questo punto torna indietro, e ti dice che non capisce quello che gli stai dicendo. E tu rispondi, al limite della sopportazione, che allora il problema di comprensione è un altro.
Non glielo dici, che forse è lui a non capire l'italiano. Quello è tutto di sottotesto.
Però evidentemente il sottotesto è chiaro, perché il cliente si comincia ad alterare, e comincia a urlare che lui ha inserito i dati che servono anni fa, e quando tu gli chiedi quando li ha inseriti comincia ad incazzarsi, perché si era preparato tutto il suo discorso per dimostrarti quanto tu operatrice sia cretina e incompetente e quanto lui invece abbia ragione, ma tu il discorso glielo hai spezzato,e lui non tollera che gli si spezzi il discorso (tu la tolleranza l'avevi già esaurita all'inflessione dialettale troppo forte, ma pazienza...) e a un certo punto di questo tira e molla dove al cliente evidentemente non frega di risolvere il problema ma gli frega dimostrare che lui è bravo e tu sei cattiva, la telefonata viene interrotta.
In un mondo normale, una persona se ne fotte. Lascia andare. Invece in certi call center il cliente richiama imbufalito perché l'operatrice lo ha trattato male e non lo faceva parlare, magari sotto sotto con la speranza di farla licenziare.
A parte che chissenefrega se ti licenziano, perché il tuo contratto scade tra 15 giorni e tutto ti interessa nella vita tranne essere cacciata da un posto dove probabilmente non ti assumeranno mai, perché la politica aziendale non prevede assunzione di nuovi operatori, casomai solo temporanei interinali, o meglio somministrati, che essere somministrati tra l'altro sembra una di quelle malattie che ti colpiscono in maniera durevole e tu ce la metti tutta per guarire, fai i salti mortali, perché somministrato fino alla pensione non si può sentire, e non fa bene alla salute, alla vecchiaia e nemmeno a un eterno riposo tranquillo e sereno.
Però la cazziata te la devi prendere tu, anche se il cliente è stronzo e tenta di dimostrare che sei uno scarafaggio. D'altra parte, il cliente che tenta di dimostrare che sei uno scarafaggio ha pure ragione, perchè in certi call center te lo dicono chiaro e tondo, che devi essere uno scarafaggio, per il cliente.
Non conta nemmeno che tu quella mattina sia arrivata al lavoro incazzata come una bestia perché la tua agenzia interinale, quella che ti ha fatto il contratto di somministrazione, non ti sta pagando, e che tu tutto avresti voglia di fare, a quel cliente del cavolo che oltretutto usa pure dei modi che stanno sul filo del razzismo e quindi sarebbe anche da denunciare, volendo.
Non ci sono cavoli. Su una clausola scritta a inchiostro simpatico su tutti i contratti del commercio, inclusi quindi i contratti dei commessi ad eccezione di quelli di Roma e provincia, che la merda del tuo cliente odora di violetta anziché puzzare della sua puzza legittima, e tu devi tenerne conto.
Così tu operatore call center che ha osato trattare uno strinzo al telefono esattamente per quello che era, ossia uno stronzo al telefono, ti devi prendere una cazziata e devi persino dire grazie al cliente che non ti ha fatto reclamo e non ti ha mandato in giro per stracci.
Insomma tu sei uno scarafaggio. Non c'è niente da fare.
Il problema è che di essere uno scarafaggio non hai la minima voglia.
(poi, se vogliamo vederla anche da un altro punto di vista, ma quanto deve essere insulso un uomo che richiama un servizio clienti perché un addetto lo ha trattato male? Sembra mia madre che si attacca al telefono del comune dove la rimpallano da un ufficio all'altro, e appena qualcuno le risponde qualcosa che non vuole sentire lei comincia a insultare a prescindere, pure se dall'altra parte hanno ragione da vendere. Quando si è sfogata, però, non è che sia più contenta. Il problema ce l'ha lo stesso, ed è scontenta esattamente come era prima. C'è da dire che pure mia madre è del nord Italia e che da qualche anno comincia a fare ragionamen ti a pera sul tipo del tizio dalla merda profumata di violetta di cui poco sopra... sarà una tara ambientale?)