venerdì, 09 maggio 2008

Pensieri ricorrenti

In questi giorni al lavoro abbiamo poco da fare. Tra una telefonata e l'altra resta un sacco di tempo, e per non annoiarmi leggo e scrivo. Ieri ho letto questo. E poi ho pensato. Non sono del tutto d'accordo, con quello che c'è scritto. Sottointende che chi non ha una cultura sicuramente non ha gli strumenti necessari per andare dalla parte giusta, per essere una brava persona, e per possedere un'etica.

Non lo so. Insomma, la cultura è una bella cosa, per chi se la può permettere e per chi deve faticare per ottenerla. Su questo non ci piove. Però sono convinta che oltre alla cultura faccia molto l'individuo. Abbiamo una serie di esempi illustri di uomini decisamente colti che allo stesso tempo sono persone decisamente infrequentabili. Mi viene in mente il solito Dell'Utri, che non solo è un uomo che ha studiato, ma promuove la cultura attraverso una fondazione che gestisce a Milano la Biblioteca di via Senato, una delle migliori biblioteche che si trovano sul territorio (le altre due sono la Sormani, un luogo da incubo per chiunque voglia trovare qualcosa in giornata, e la Nazionale Braidense, che è una specie di gioiello, con tanto di arredamento antico). Ecco, Dell'Utri sicuramente sa leggere e scrivere, e ha dalla sua delle letture notevoli. Questo non gli impedisce di essere Dell'Utri.

C'è un altro motivo per cui non mi sento di condividere il panegirico della cultura come panacea dei mali dell'animo umano. Ed è un motivo che fa parte della mia storia personale. Avevo finito di scriverlo proprio al lavoro, tra una telefonata e l'altra, due giorni fa. Lo riporto integralmente, magari sistemando qualche refuso. Mancheranno le correzioni fatte a penna, che fanno tanto vissuto sui quadernetti a righe da battaglia che mi porto in tasca o nello zaino, ma con l'uso di word ho rinunciato all'imperfezione della parola scritta a penna e al suo fascino... Quindi va bene così.

A proposito. Ho cominciato dagli ultimi fatti di cronaca e ho finito un po' più indietro. Meglio avvertire.

"Fini va a dire davanti agli spettatori italiani che bruciare la bandiera di Israele per dimostrazione contro uno Stato che non rispetta la Palestina è molto più grave che ammazzare un ragazzo che non ti offre una sigaretta. Poco importa che chi ti massacra di botte tra una richiesta di sigarette e l'altra abbia passato i suoi anni migliori a farsi imbottire il cervello con l'ideologia nazi-fascista, prendendone tutto il peggio.
Bruciare una bandiera conta comunque più di un morto.
Però non era di questo, che volevo parlare.
Sarà dal 14 aprile che ripenso a mio nonno.
Il 12 maggio sono 14 anni dalla sua morte.
Mio nonno era un uomo ignorante. Nel senso che ignorava un sacco di cose.
Aveva la quinta elementare, il massimo consentito per i figli del popolo nati nel 1908 che come unica possibilità nella vita avevano il lavoro, un lavoro pesante, sporco e magari poco retribuito. Le scuole fino a 14 anni se l'era inventate il ministro Gentile nel 1923, e al limite mio nonno poteva fare l'avviamento. Ma era nato troppo presto. Quando il Duce marciava su Roma aveva appena compiuto 14 anni.
Così, aveva fatto quello che doveva: lavorare.
Non ho mai capito come ci fosse arrivato al socialismo, mio nonno. Però è probabile che ci sia arrivato sul lavoro. O in famiglia. Erano 5 fratelli. Degli altri non so nulla. Non conosco nemmeno le tendenze politiche del mio bisnonno. A casa mia si davano poche informazioni sui parenti morti. Quelle essenziali.
Per esempio si sapeva che il nonno non ha mai voluto la tessera del Partito (l'unico ammesso), nemmeno quando si è sposato.
Questo ha creato una serie di problemi interni.
Tipo: mia nonna, altra lavoratrice con senso pratico, non era troppo contenta. Perché chi aveva la tessera del partito lo lasciavano in pace.
Il nonno non l'ha voluta, e se l'è presa in saccoccia.
Come si è preso in saccoccia pure la Guerra d'Africa.
E' tornato ferito dal fronte, non so se nel '40 o nel '41. Sulle date ho sempre fatto confusione.
Per certo so che dall'Africa si era portato un anellino d'argento lavorato, che mi sono tenuta io dopo la sua morte. Non mi risulta che abbia un significato particolare, pare che non se lo sia messo nessuna donna speciale in famiglia. Casa mia non è di quelle dove le donne sono speciali.
Tutt'altro. Mio nonno era un classico uomo d'altri tempi, che stravedeva per il nipote maschio e non voleva una figlia dottoressa. A dire il vero, mi sa che tutta la famiglia non voleva donne dottoresse. E infatti mia madre per l'avviamento ha dovuto fare i salti mortali.
Ecco, mio nonno era così. Un uomo dei suoi tempi, non particolarmente colto, con una famiglia povera, senza tessera del partito quando tutti ce l'avevano. Non faceva proclami e non stampava volantini sovversivi. E l'8 settembre, il Duce l'ha sfanculato pure lui, scusate il francesismo. Perché va bene tutto, ma arriva un limite, per uno che il fascismo non l'ha sopportato dalla prima ora.
Quando la guerra è finita, ha ripreso la sua vita, e ha ricominciato a lavorate. Faceva l'operaio all'ATM (Azienda Tramviaria Milanese). Era meccanico. Nel '68, mentre in Italia le università facevano la loro rivoluzione culturale, mio nonno andava in pensione, senza essersi preso niente di più e niente di meno di quello che gli spettava.
Quando sono nata lui e la nonna abitavano in una casa di ringhiera in via Rasori. All'epoca le case di ringhiera non erano state ristrutturate e rivendute a chi aveva un sacco di soldi. Erano case dei poveri, con i bagni in comune.
Qualche anno dopo è andato in via Ricciarelli, nelle case popolari. Salotto e camera da letto, e la cucina grande quanto un ripostiglio.
Però il bagno era in casa.
Si incontrava ancora con gli ex-colleghi, e chi lavorava ancora gli diceva che se n'era andato in tempo. Mai saputo perché. Però a me questa cosa mi ha sempre fatto ridere.
Nel 1994 il governo Berlusconi era su da poco più di un mese, quando il nonno è morto. Anche lì ha fatto in tempo.
Si è risparmiato 14 anni di Nano, ed è stato un bene. Perché lo avrebbe mal sopportato, come mal sopportava Craxi.
E poi, aveva 86 anni,ed era solo da 5. Probabilmente era anche un po' stanco.
Questa è a grandi linee la storia di mio nonno, o almeno quella che conosco io.
Ci penso da tre settimane. E più ci penso e meno capisco.
Mio nonno era ignorante, povero, e di libri non ne aveva letti chissà quanti. Era pure lombardo, viveva a metà tra Milano e Como, Brianza.
Eppure lui, quando Mussolini ha marciato su Roma, non ci ha messo poi tanto, ad arrivarci..."

postato da: julka75 alle ore 11:35 | link | commenti (8)
categorie: mitologia di famiglia

Commenti
#1   09 Maggio 2008 - 11:51
 
Io credo nella cultura.
Che per me non è assolutamente sinonimo di laurea. C'è la conoscenza nozionistica, c'è chi "per poterti fregare ha imparato a studiare", come diceva Carboni, magari sa mettere due parole in fila e viene considerato colto. Io invece identifico la cultura con l'interesse per quello che ci circonda, la voglia di sapere e di capire. E questo si ottiene a scuola, ma anche e sopratutto guardandosi attorno, parlando e confrontandosi con persone che vivono realtà diverse dalle nostre, con la lettura di libri che trovi a 1 euro sulle bancarelle, la visione di film vecchi e nuovi che trattano ogni argomento. Ci sono vecchi che non hanno avuto la possibilità di studiare- come tuo nonno -che però hanno avuto voglia di riflettere e capire. Io non li trovo ignoranti solo perchè non conoscevano il teorema di Pitagora. Poi oggi la cultura per come la intendo io (quella che non necessita di pagamento di rette universitarie) è più o meno alla portata di tutti. E' la voglia di farsela che però spesso manca. Ed è questo il male vero della nostra società. Scusa se sono stata prolissa.
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#2   09 Maggio 2008 - 14:50
 
Mi hai fatto leggere una brano pieno di luoghi comuni, commenti sciovinisti e osservazioni che lasciano il tempo che trovano. "Perché magari al supermercato ti prendono lo stesso: per caricar scaffali, la sintassi non serve." Brrr!
E poi come hai ben scritto tu, l'equazione istruzione insufficiente=ignoranza=incapacità di esprimersi o di pensare è una stronzata bella e buona. Il post è una chiara dimostrazione che saper usare le virgole e scrivere correttamente "scientifico" non implica necessariamente pensare bene o dire cose intelligenti.
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#3   09 Maggio 2008 - 19:39
 
Vedi, doblondoro, il paradosso è che mio nonno non aveva questa enorme apertura nei confronti del resto del mondo. D'altronde, ripeto,e ra un uomo dei suoi tempi che non si è dimostrato particolarmente tenero nei confronti della figlia femmina, e che in vecchiaia è diventato un vecchio brontolone, a cui era affezionato tutto il paese.
Si faceva certe litigate con suo nipote Nino, unico comunista dichiarato di sala Comacina, perché tra socialisti e comunisti c'è sempre stato un sano astio, fino all'ascesa di Craxi.
E c'è da dire che mio nonno parlava un dialetto che capisco ma spesso mi risulta un po' difficile da riprodurre, per spiegarsi. Difficilmente una persona indigena l'avrebbe compreso.
Quando uso il termine 'ignorante' non lo uso in senso dispregiativo. Per me ha il significato di 'colui che ignora', ossia non conosce.
E mi fa specie pensare che un uomo che ignorava tanto, alla fine forse capiva molto meglio di chi ha la testa imbottita di nozioni che spesso non sa come organizzare. Mi fa specie e mi fa persino sentire orgogliosa della mia storia.

Seia, mi spiace per il tedio che ti ho procurato, ma sono contenta che i miei molteplici refusi siano sfuggiti al tuo occhio vigile!!! :D
E comunque in quel post ho letto la sintesi di una sconfitta. Temo davvero che la sinistra abbia davvero molta strada da fare, per ricominciare a capire gli elettori che l'hanno mandata a casa. E il percorso mi sembra più accidentato che mai...






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#4   10 Maggio 2008 - 10:56
 
Io ogni volta che mi rileggo scopro una grande quantità di errori in quello che ho scritto, apposta cerco di evitare di rileggermi.
Però credo ci sia una differenza sostanziale tra essere illetterato e persino sgrammaticato e essere del tutto ignorante.
Butto una provocazione, ma che potrebbe essere una base di studio: avete mai provato a leggere i commenti sul Blog di Grillo? Guardate che è allucinante, è sconfortante.
Però forse potrebbe far riflettere, perché questo modo di scrivere usando 50 vocaboli, verbi impropri, coniugazioni inesistenti, totale confusione fra accenti e lettera acca, turpiloqui, purtoppo ha dei connotati politici ben precisi. Come mai?
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#5   11 Maggio 2008 - 16:47
 
No, io ho detto un'altra cosa.
Non ho parlato di etica. Ho parlato di capacità di affermarsi nel mondo del lavoro, essere competitivo. Al limite, di riuscire ad avere un orizzonte mentale più vasto. Ma non ho mai parlato di etica. Non mi hai letta bene.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giulia_Blasi

#6   11 Maggio 2008 - 17:37
 
Può darsi, Giulia. Ma io ho parlato del sottinteso che percepivo. Non solo. Purtroppo ho letto anche i commenti al post, e non solo quelli sotto il post in questione. Ti leggo spesso,e leggo spesso i tuoi commentatori.
E' il sottotesto del post, che mi inquieta, e le opinioni marcate espresse nei commenti, sempre a dirsi implicitamente 'noi siamo i migliori e abbiamo ragione perché la nostra parte è quella che sa leggere e scrivere e legge bene le indicazioni per andare dalla parte giusta'. E' stato questo ad ispirare il post qua sopra, che per la verità era già in incubazione da tempo.
Hai solo creato una condizione in più per convincermi a postarlo.
Poi posso avere letto male, ma questa è stata la mia interpretazione.
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#7   12 Maggio 2008 - 20:04
 
Chiariamo una cosa, ché forse è il caso. Il mio post è il mio post, i commenti sono dei commentatori.
Nel mio post non si parlava né di etica, né di carattere, né di essere o meno persone migliori. Il mio discorso era chiarissimo: chi non studia e non sa scrivere in italiano corretto non è competitivo, e se nessuno sa scrivere in italiano corretto, il livello si abbassa per tutti.
Quello che poi dicono i commentatori è essenzialmente affare dei commentatori, non mio: peraltro non ho visto nemmeno nei commenti riferimenti a "etica" et similia. Qualità dell'istruzione, sicuramente. Etica, no.
Poi, libera di postare quello che vuoi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giulia_Blasi

#8   13 Maggio 2008 - 10:57
 
Giulia, il tuo post era chiarissimo per te. Io ci ho letto altro, e ho lasciato la mia interpretazione di ciò che ho letto. E ho il diritto, oltre che di postare quello che voglio, di pensare e di arrivare a libere associazioni di idee.
Concordo spesso con quello che scrivi, ma questa volta c'è stato qualcosa che mi ha stranita, e non poco.
Sarà il periodo, sarà lo stordimento post-elettorale... Però non ho fatto altro che rispondere a qualcosa che leggevo nel tuo post. Se l'ho letto solo io, va bene lo stesso. Non sono una testata giornalistica e quando esprimo un'opinione è solo mia. Può basarsi anche su semplici sensazioni e su associazioni di idee.
Tra l'altro non ho ancora nemmeno toccato l'argomento evidente del post: la visione utilitaristica che hai dato della cultura.
Con quella sono ancora meno d'accordo, essendo una persona che si è fatta una cultura per puro piacere personale e non per il bisogno di ottenere qualche gratificazione professionale, qualunque essa sia.
Non riesco a essere così materiale, concedimi il termine, quando penso agli anni passati a leggere,scrivere, documentarmi e cercare il modo migliore per esprimere quello che sentivo il bisogno di comunicare anche al mondo di fuori.
Sicuramente l'errore in questo caso è mio, ma ho altre priorità nella vita. E godere di qualche possibilità in più da un punto di vista professionale migliorerebbe la mia condizione economica e la considerazione che il mondo potrebbe avere di me, ma non sarebbe un miglioramento della mia persona. Anche perché le soddisfazioni che ho ricevuto nella vita, dovute proprio a quello che so fare meglio e che ho imparato negli anni, alla fin fine non sono state così pregnanti. Anzi, mi hanno fatto venire fin troppo spesso a patti con i miei principi, e questa è una cosa che non ho tollerato molto.
Tutto qui.
Ah, non vederlo come un attacco. E' un punto di vista differente. Niente di più niente di meno.
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Sono una che riesce a dire la cosa sbagliata (e a volte anche quella giusta...)al momento sbagliato. Nel frattempo scrivo sceneggiature, racconti, romanzi (almeno ci provo), e faccio parte della nutrita schiera degli operatori call-center che disturbano la popolazione italiana alle ore dei pasti...

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