D.- Allora, Giovanni, ci racconti quando hai trovato Manuela Morosini sulla tua strada per la prima volta?
R. - A diciannove anni ho fatto la mia prima assistenza alla regia in teatro, il regista era Luciano Melchionna, portavamo in scena “Sterminio” di Werner Schwab. Manuela Morosini era l’attrice protagonista e produttrice dello spettacolo.
D. - Ci puoi parlare della prevista rappresentazione di Certi discorsi che nell’autunno scorso non è mai andato in scena?
R. - Lo scorso 18 novembre lo spettacolo “Certi Discorsi” avrebbe dovuto debuttare al Teatro Spazio Uno, con la mia regia. Gli accordi prevedevano repliche fino al 30 novembre (così riportavano anche i quotidiani). C’è stata anche una buon attenzione della stampa per questo mio lavoro, ma… non siamo riusciti ad andare in scena.
I motivi? Sono molti: disaccordi, imposizioni che non accettavo e forti tensioni insuperabili (per non scendere in particolari decisamente spiacevoli). La produttrice e protagonista era Manuela Morosini, il resto del cast era composto da due attori magnifici, con i quali intendo riprendere lo spettacolo: Alessia Innocenti e Marco Quaglia. Loro due sono stati l’unico momento felice in un’esperienza che definirei quantomeno atroce.
D. - Il testo “Certi Discorsi” è depositato presso la SIAE, giusto?
R.- Giusto, tutti i diritti del testo sono riservati a me.
D.- E confermi che non hai mai messo mano al testo de “La casa della notte” e che tantomeno hai fornito il famigerato supporto narrativo?
R. - Confermo, non ne sapevo assolutamente nulla di questa operazione. Non ho mai sentito parlare de “La Casa della Notte”, non ho mai offerto il mio “supporto narrativo”, e non l’avrei fatto nemmeno se mi fosse stato proposto.
D.- Confermi anche di non essere mai stato pagato per consulenze sul testo in questione e di non avere firmato nessun documento che attesta la tua partecipazione alla stesura in una qualunque veste?
R. - Non ho percepito nessun compenso per “La Casa della Notte” e non ho mai firmato una mia partecipazione alla stesura di questo “fantomatico” testo.
D. - Racconti in una nota stampa pubblicata sia on-line che su quotidiani minori che hai visto lo spettacolo. Puoi dire anche a noi quello che hai visto in scena e quali sensazioni ti ha suscitato?
R. - Quello che ho visto è stata una messinscena pietosa, sgangherata e dilettantesca. A mio parere, gli amatoriali saprebbero fare di meglio. Quello che ho provato è stata una profonda indignazione. “Certi Discorsi” è, finora, il mio testo più sofferto, su cui ho lavorato di più e sentirlo blaterare con tanta arroganza, mi ha fatto male.
Per aggiungere la beffa al danno, c'era ancora la mia scenografia (un po’ più pasticciata nello sfondo). Quella struttura di labirinto in rete l'ho disegnata io e realizzata con le mie mani (con l'aiuto di Fabio del Frate). Anche il palco completamente scritto da una poesia di Majakovskij è stato realizzato da me (possiamo fare una prova calligrafica?)
D. - Nella tua nota stampa dici che Manuela Morosini, accorgendosi della tua presenza in sala, ha cercato di pronunciare qualche parola di circostanza. Che cosa ha detto esattamente?
R. - Ha detto che il suo lavoro nasceva da una mia “idea” ed altre cose di cui non ne ricordo il senso, io sono intervenuto subito, alzandomi in piedi di fronte al palco, per chiarire che di questo spettacolo non ne sapevo nulla. Poi ho lasciato la sala.
D. - Adesso che cosa sta succedendo, del tuo spettacolo (Certi discorsi, ndr)?
R. - La SIAE ha fatto una registrazione video dello spettacolo (La casa della notte, ndr) e la sta confrontando con il mio testo. Ma è una pura formalità, vista la sfacciataggine con cui è stata commessa la violazione dei miei diritti. Quanto è accaduto è palese anche a Loro. In oltre mi riservo di procedere personalmente con un’azione legale nei confronti della sig.ra Morosini.
Per quanto riguarda il mio, spettacolo, lo metterò presto in scena con la mia regia.
